Mar 05
DEUS SACRED COW W650. OVVERO:
“LA VACCA SACRA” DEI BOBBER.
Di Deus Ex Machina abbiamo già parlato qualche tempo fa, quindi molti di voi sapranno che a Camperdown, nella periferia della sconfinata Sydney, c’è una vera “Factory” e non un dealer come pensa qualcuno, che produce motociclette ispirate alla cultura motociclistica Europea degli anni ’40 e ’50, epoca in cui nascevano i Bobber. Dare Jennings, Rod Hunwick, Carby Tuckwell, i soci, i fondatori, gli inventori, e primi motociclisti che rappresentano la DEUS, stavolta hanno preso un classico bicilindrico in parallelo, una Kawasaki w650, e le hanno rifatto il look. Una giapponese che fa l’Europea, fatta in Australia? Beh, interessante, non vi pare? Le moto di DEUS hanno spesso questa caratteristica.
Quella che vedete qui fotografata è identica a quella che Billy Joel si è portato a casa dopo una Tournée in Australia. Visto che in America di base model giapponesi non ne arrivavano, causa la crisi del settore, quando Billy ne ha vista una fuori dal “Deus Bakery Cafe”, il bar della fabbrica dove i motociclisti possono fare colazione a base di raffinatissime paste francesi, ne ha voluta una.
La Deus Sacred Cow W650 ha tutto, anzi non ha tutto, ma solo quello che serve per essere il perfetto Bobber. Perché Bobber in fondo è sinonimo di essenziale. Di Europa. Di leggero e molto più Vecchio Continente di un qualsiasi American V-Twin. Ha qualcosa di una Triumph, di un Cafè Racer, di un Chopper, di quello che sembra lontano nel tempo ma che poi ti sfreccia davanti in pochi secondi. E di giapponese ha l’affidabilità, alla faccia delle affascinanti inglesi. La Sacred Cow poi, è tutta ri-fatta a mano, altrimenti che custom sarebbe?
Le sue caratteristiche: innanzitutto Telaio Rigido, nessuna saldatura, solo il pezzo originale. E poi, l’evidente approccio minimalista in ogni dettaglio: il serbatoio “invecchiato” con la scritta DEUS, tracciata con il classio segno tremolante, che è il loro marchio di fabbrica. E, a mio parere, bella. Freni della Bonneville T120, un classico degli anni ’60. Anche se definirli freni è un po’ azzardato. Il motore è stato portato a 720 cc, perché la potenza è tutto, soprattutto su una moto leggera. Manubrio, collettori e scarichi cromati, per farsi vedere da lontano, ma stile spartano come vuole la tradizione, privo di tutto ciò che è superfluo. E poi, i classici parafanghi accorciati, “bobbed”, e una ruota anteriore da 21”. Billy Joel, quando è stato in DEUS, ha detto: “Sembra quasi di essere nel Santuario di Steve McQueen”. Come dargli torto. Date un’occhiata al sito e allo shop, la linea di abbigliamento e gli accessori originali sono all’altezza delle moto.
























Certo che alla DEUS hanno veramente capito tutto…
Hanno il lavoro più bello del mondo…
In uno dei posti più belli al mondo…
con intorno tanti amici più che colleghi e quando non hanno voglia di lavorare o manca l’ispirazione vanno tutti a surfare….
Molti hanno provato ai tempi della web-economy a tirar fuori ambienti di lavoro unici e desirabili da qualunque mortale, ma questi ragazzi ci sono riusciti senza tante pretese e con un lavoro manuale e tanta ispirazione ai classici del motociclismo…
Che dire se non “chapeau…”
Questa moto è bellissima ma avete visto la DEUS su base Yamaha 400 che è stata bubblicata su RIDERS? E’ la moto che ti viene voglia di usare 365 giorni l’anno, anche con la neve la pioggia o la nebbia.Peccato solo che non si possa assicurare in quanto in Italia mezzi non originali non possono circolare! valuto trasferimento a Sidney.
ti sbagli… se immatricolano le custom leadsled in italia, non vedo perchè non ti possano immatricolare una DEUS.
chiedi al meccanico giusto… o al concessionario giusto.
funziona così in italia, credo di non aver scritto nulla di nuovo